Storie di apprendistato
Martina, 24 anni, lavora come apprendista per un ingrosso di calzature. A breve finirà il periodo di apprendistato, della durata complessiva di 3 anni e mezzo, e avrà la qualifica professionale di impiegata d'ufficio.
L'apprendistato non è stata una sua scelta, piuttosto l'unica possibilità di trovare lavoro dopo il diploma di maturità come perito turistico.
"In tutti i colloqui di lavoro che ho fatto, i datori di lavoro mi chiedevano se avevo esperienza di almeno due anni ... logicamente, appena uscita dalla scuola, io dicevo sempre di no ... quando sono arrivata in questa ditta ho accettato, senza sapere che si trattava di un contratto che mi avrebbe dato delle opportunità ..."
Attraverso l'apprendistato, ha potuto ottenere quell'esperienza di lavoro che le mancava, sfruttando l'addestramento pratico sul campo e la formazione professionale all'esterno dell'azienda. Proprio la formazione esterna è stato uno degli aspetti più soddisfacenti del suo percorso.
"La formazione ricevuta all'esterno dell'azienda mi è stata molto utile sia dal punto di vista tecnico-professionale, perché mi ha fatto acquisire delle conoscenze lavorative che prima non avevo e che mi sono poi servite nello svolgimento del mio lavoro, sia dal punto di vista umano ed emotivo ..."
Martina ha seguito un corso per impiegati; si è trattato quindi di una formazione mirata al ruolo e alle mansioni svolte in azienda. Il corso ha avuto una durata complessiva di tre settimane.
"Le settimane non sono state consecutive, una settimana di corso e una di lavoro ... certamente penso che avrei avuto più difficoltà se le settimane fossero state vicine tra di loro ... in questo modo, ho potuto alternare, anche per esigenze lavorative; se avessi dovuto assentarmi dal lavoro per tre settimane penso che sarebbe stato un problema per il mio datore di lavoro."
"Il corso era presso una scuola superiore, a 6-7 km da casa. Le lezioni si svolgevano al mattino, dalle 9.00 alle 13.00, e poi al pomeriggio, dalle 14.00 alle 18.00."
Per Martina è stato un po' come tornare tra i banchi di scuola, ma con una consapevolezza diversa. Ha conosciuto persone che stavano affrontando esperienze e problemi simili ai suoi; da questo punto di vista la parte trasversale della formazione è stata molto importante.
"Ci ha fatto capire tante cose ... abbiamo parlato di relazioni interpersonali, di competenze relazionali, di psicologia, di accoglienza, di front e back office ... molte cose che alle superiori non avevo fatto. Queste conoscenze ci hanno reso più maturi ... più consapevoli di quello che stavamo affrontando, dei problemi, ... è stato un momento per confrontarci con gli altri, si discuteva, si parlava, si relazionavano anche momenti della nostra giornata lavorativa ... parlavamo con i professori ... a scuola avevamo soggezione dei professori; in quella situazione, invece, li abbiamo visti come noi, alla pari."
Per la formazione in azienda, Martina è stata supportata dal tutor aziendale.
"È una ragazza con cui ho instaurato un buon rapporto ... ha fiducia in me e durante la giornata trova sempre dei momenti per insegnarmi qualche cosa, se non fosse stato per lei non avrei imparato tante cose."
Sul ruolo del tutor aziendale Martina ha le idee chiare.
"Dovrebbe comunicare tanto con l'apprendista, mettendolo di fronte alla situazione lavorativa e capendo le esigenze lavorative che un apprendista può incontrare. Comunque essere sempre presente, aiutare il lavoratore nella soluzione dei problemi, inizialmente cercando di risolverli lui per far vedere come si fa, per poi staccarsi definitivamente per renderlo più autonomo e responsabile."
Fa qualche considerazione anche sulla figura dell'apprendista.
"Sicuramente l'apprendista deve avere un atteggiamento di disponibilità, essere umile, avere molta voglia di imparare, far vedere alle persone che lo circondano questa volontà e, soprattutto, avere una mentalità flessibile ai cambiamenti ..."
Nel complesso, l'esperienza di apprendistato è stata positiva ma non senza ombre. Con il datore di lavoro le cose non sono andate nel migliore dei modi; tra gli aspetti più critici rileva la scarsa attenzione verso l'apprendista, la sua formazione, la valorizzazione del suo contributo professionale all'azienda. Un disagio che Martina condivide anche con le altre colleghe, normali dipendenti.
"Con il mio datore di lavoro, sfortunatamente, non ho instaurato un buon rapporto ... è il classico datore di lavoro che ti tiene in considerazione solo quando gli servi e che trova solo gli sbagli, gli errori che fai ... quando fai qualche cosa di buono non ti da soddisfazione. Quando fai qualche cosa di buono, questo non incide, non è importante."
Se in azienda i rapporti tra le persone non sono buoni anche il lavoro ne risente. In questo senso, l'atteggiamento di chi dirige l'azienda è fondamentale. Secondo Martina, non solo gli apprendisti ma anche i datori di lavoro dovrebbero fare formazione.
"Questi corsi dovrebbero essere fatti anche per i datori di lavoro, che dovrebbero frequentare un corso che insegni loro a rapportarsi con i lavoratori apprendisti ma in generale anche con i dipendenti."
Per il suo futuro lavorativo, Martina sta facendo nuovi progetti. Vorrebbe sfruttare i titoli e le competenze che ha acquisito ma anche usare di più le lingue straniere. Poiché non ritiene che l'azienda attuale possa offrirle molte opportunità, si sta guardando in giro e ha già fatto qualche colloquio. Vorrebbe continuare a lavorare nel settore del commercio, in un ufficio che ha rapporti con l'estero. Ha anche un sogno nel cassetto.
"Non nego che mi piacerebbe mettermi in proprio, idee ce ne sono tante ma non chiare& mi piacerebbe & un agriturismo, amo la natura! Forse la scuola che ho frequentato mi ha trasmesso la passione per la natura, l'arte, la storia, i viaggi."